Un po' di Storia
E’ difficile pensare al trip hop senza tenere in considerazione la storia della musica elettronica (contemporanea). Non ho qui intenzione di scrivere un libro al riguardo, e neppure di essere un teorico, ma vorrei soltanto contribuire in parte, se possibile, alla comprensione dell’argomento. Cercherò quindi di essere il più oggettivo e sintetico possibile, e perciò mi scuso. Forse questo sarà il testo più breve e riassuntivo che leggerete su questo tema.Agli inizi degli anni ’80, più precisamente a Chicago, Detroit, e New York (USA), alcuni musicisti ebbero l’idea di riprendere la disco music degli anni ’70 in chiave elettronica, unendo influenze funk, soul e jazz (due nomi importanti da tenere presente a questo proposito sono quelli di Dj Frankie Knuckles e Tony Humpries), dando inizio a quella che oggi conosciamo come house music. Il termine nacque dall’abbreviazione di “Warehouse”, il nome di un club di Chicago, dove Knuckles suonò fra il 1977 e il 1983, facendo le prime esperienze con il genere, e dando così inizio a quello che presto sarebbe stato chiamato con il nome di quel club: warehouse music (“musica del Warehouse”), e in seguito semplicemente house.
Durante quel decennio diversi dj cominciarono a sperimentare con questo stile, solitamente aumentando i bpm (battute al minuto); in seguito riducendo o addirittura eliminando la parte melodica, dando grande importanza alle battute (si ha così la techno); mixando con musica classica (nei primissimi momenti iniziali), e attribuendo maggiore attenzione alla parte melodica (nasce la trance); oppure aumentando l’rmp e utilizzando il pitch per ridurre nuovamente la velocità, fra altre sperimentazioni come accelerare le battute hip hop e utilizzare le linee di basso del reggae per creare un’atmosfera particolare con loop di broken beat (drum and bass e altre varianti specifiche del breakbeat).
Sempre agli inizi degli anni ’80 alcuni ragazzi veramente geniali capirono che non era necessario mettere la musica solo in upbeat (cioè veloce), ma poteva essere anche in downbeat (lenta; solitamente, anche se non sempre, inferiore a 120 bpm). Fu così che a Bristol (GB) un gruppo chiamato The Wild Bunch cominciò a produrre musica in questa direzione; in questo modo nacque il trip hop (anche se è necessario precisare che il termine “trip hop” venne utilizzato solo a metà degli anni ’90, inizialmente dalla rivista inglese Mixmag, nel tentativo di definire l’album di Tricky, Maxinquaye; col tempo il termine guadagnò popolarità, diventando consueto fra gli ascoltatori del genere, i media, e perfino nell’industria musicale).
E’ da questo gruppo che provennero Tricky, Mushroom, 3D e Daddy G; nel 1991, con il nome di Massive Attack, pubblicarono Blue Lines, il primo album del genere. Dai Massive Attack provenne il lato elettronico del trip hop, oltre che influenze reggae e hip hop. Tricky, inizialmente nei Massive Attack e in seguito solista, contribuì all’influenza hip hop. Anche Smith & Mighty furono coinvolti nel progetto sin dagli esordi, infondendo il reggae allo stile. Poco più tardi ci furono i Portishead, che introdussero delle sonorità jazz. A sua volta DJ Shadow influenzò il lato strumentale del genere, con il suo grande lavoro ai turntables . Altri nomi che devono essere tenuti in considerazione sono Monk & Canatella, con le loro chitarre melanconiche e l’influenza del rock.
Seppure breve e semplicistica, e proprio per questo forse piena di banalizzazioni, penso che valga la pena di ricordare almeno questa storia. Può essere utile, in parte, per comprendere il genere.
Testo originale: tripofagia
Posted by la femme dargent
27.09.2007